EMICRANIA: la mia Crevaduris

Succede sempre così, quando sei pronta a germogliare c’è un evento esterno che promuove questo cambiamento.

L’annuncio di ricerca artisti per la mostra Crevaduris è arrivato al momento giusto.

Cos’è Crevaduris?

Crevaduris è un termine friulano che indica rottura, crepa ed il team lo ha definito cicatrici. Rappresenta il dolore, la sofferenza fisica e dell’anima che hai attraversato nella vita, ma ti rende ciò che sei. Il progetto nasce dopo un evento traumatico: la diagnosi di un carcinoma al terzo stadio avanzato di una ragazza di vent’anni. Inaccettabile se penso che io a quella età mi sentivo invincibile, immortale, inattaccabile.
Eppure Chiara Delfina, questo è il nome della giovane donna, è riuscita a trasformare un avvenimento terribile in un progetto di sensibilizzazione della fragilità umana e di demolizione del tabù del dolore.
Un’idea controcorrente, che si scontra con la rappresentazione della vita online in cui ognuno si mostra bello, felice e instagrammabile, ma che non risponde alla verità. Crevaduris, invece, tocca le corde della vita e permette di rivelare il lato più intimo, nascosto del nostro essere.

L’emicrania non è ‘un mal di testa’

La mia Crevaduris è l’emicrania.
All’inizio ci sono i prodromi che preannunciano l’attacco: fame, sensibilità agli odori, cambio di umore, incubi. Poi arriva lentamente da lontano quel fastidioso dolore costante alla tempia destra e so che devo prendere immediatamente la mia pillola rosa. Ho anche provato a far finta di niente e continuare con la quotidianità e invece di diminuire, aumenta e alla fine devo soccombere.

Quindi niente luci, niente odori, niente rumori. Non tollero alcuna intrusione sociale. Rimango a letto per ore senza mangiare perché ho la nausea. Quando il dolore è tanto forte, vomito. Quindi non posso fare altro che attendere che passi e quando finalmente se ne va, porta con sé tutte le mie forze. Sono spossata, esausta. Il mio corpo e la mia mente hanno lottato strenuamente. Anche questa volta. L’ennesima. Lo fanno da trent’anni e continueranno anche in futuro perché l’emicrania torna, torna sempre e non esiste una cura per debellarlo in modo definitivo. Si può solo imparare a conviverci.
Sono 2000 anni che l’essere umano ne soffre e da allora nulla è cambiato.

La mia storia clinica

Ho perso tanti giorni di vita a causa dell’emicrania.
La prima volta che ho avuto un attacco andavo in prima elementare e mia mamma non mi ha creduto. Solo anni dopo ha capito il mio male, vedendo il mio viso sofferente e pallido.
Alle medie un’insegnante mi prese di mira perché in un periodo fui assente un giorno a settimana. Ho perso esami all’università e numerosi altri eventi.
A vent’anni ho avuto emicrania per 48 ore e ho pianto. Ho pianto perché ero stremata, mentre la mia famiglia non riusciva a comprendere la mia sofferenza e faceva un gran baccano.
Sono andata al Centro per la Diagnosi e Terapia delle Cefalee della mia città e mi è stato diagnosticato un’emicrania senza aurea, il medico mi ha prescritto una specifica pastiglia da prendere all’inizio dell’attacco e senza empatia e comprensione sono stata liquidata bruscamente con un ‘se conoscessi l’origine avrei il premio Nobel’ gettando su una ragazza, tormentata da un dolore che non riusciva a capire, un senso di colpa per aver posto una domanda così stupida: ‘perché?’

All’inizio della mia carriera lavorativa non ho potuto permettermi di rimanere a casa e ho dovuto andare a lavorare lo stesso. Poi quando ho potuto rimanere a letto ad aspettare che finisse ho consumato ferie e permessi perché non ho abbastanza giorni di malattia a disposizione in un anno. Recentemente mi sono sottoposta a cure farmacologiche pur di  avere una vita normale.

Lavorare alla mia Crevaduris è stato catartico

Come l’arte mi ha aiutato

Durante la realizzazione delle tela per la mostra Crevaduris ho guardato e analizzato l’emicrania, l’ho scomposta ed esternata e per la prima volta l’ho affrontata. Sono riuscita a superare un atteggiamento passivo che mi ha condotto a credere che la mia vita fosse la sospensione tra un attacco e un altro senza poter far nulla.

Quindi non appena ho concluso la tela, ho iniziato un percorso di fisioterapia (qui) con una professionista che soffre anche lei di emicrania e comprende il mio tormento. Mi ha consigliato un percorso di allenamenti di aerobica ad alta intensità (qui) per migliorare la capacità di modulazione dell’eccitabilità delle cellule nervose e ridurre i livelli di sensibilizzazione del sistema nervoso.
Con questo iter ne beneficia per tutto il mio corpo e ho scoperto giovamento anche per l’umore perché sono consapevole che mi sto prendendo cura in modo virtuoso. Nonché le crisi sono diminuite di intensità e gradatamente anche di frequenza.

La mostra Crevaduris

Dal 21 marzo, primo giorno di primavera, al 26 maggio 2021 sono state presentate le opere degli artisti nel loro sito. Ti consiglio di non perderla.

La mostra vera e propria in cui potrai osservare da vicino tutte le opere, inizia il 26 giugno 2021 e terminerà l’11 luglio presso presso la Villa dei Conti di Varmo e la Sala ex-GIL di Mortegliano (UD) (qui maggiori info)
Ti consiglio di non perderla.

Infine…

Ho partecipato a questo progetto per sensibilizzarti a non sottovalutare il dolore di chi soffre di emicrania, ma di averne rispetto.
Riporto le parole di William Goody nella presentazione del saggio Emicrania di Oliver Sacks

In nessun’altra condizione possiamo trovare, in un essere umano, quel completo esperimento di fisiologia che è offerto dall’attacco di emicrania


Sara

Post by sara.demi

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